Luminoso mattino,
e azzurro. Lì, a sinistra, una losanga
gialla di sole. Se anche
l’aria appena più fresca,
l’inizio delle “Lettere da Capri”.
Tanta desolazione da che, sabato,
Mario Soldati se n’è andato e sembra
d’un tratto mai esistita quella sua
curiosità ecumenica:
le farmacie notturne, i “pezziduri”,
quella furiosa alacrità capace
di rinsanguare i luoghi, dare un senso
credibile alle cose, che pareva
non dovere finire. E questo vento
freddo, la gente in fretta che va, più povera
senza saperlo…
Ma, allora, di dove
(e perché mi rincuora?)
così assurdo il pensiero che non era,
in quell’esatto punto,
diverso il sole nei suoi anni: cara
sterminata voragine che una
serie di foto in bianco e nero adesso
ci rimanda: la Valli
sul set di un film poi mai distribuito,
e altre. E altre… Anche lui lo sapeva,
che non perdeva un minuto di vita,
che il presente ha ragione, che erano
perfino le onde di Tellaro un ultimo
prestito alla passione:
qualcosa prima di lui,
qualcosa dopo.

da L’acrobata nell’azzurro, Nino Aragno Editore, 2004